La principale fazione dell’opposizione armata in Sud Sudan ha invitato le proprie forze ad avanzare verso la capitale Juba, dopo la conquista la scorsa settimana della città di Pajut, nel nord dello Stato di Jonglei. Non è chiaro, al momento, se il Sudan People’s Liberation Army-in-Opposition (Spla-Io) abbia la capacità di rappresentare una minaccia credibile per la capitale, ma l’appello, diffuso anche tramite un post di Facebook, segna un salto di tono nella retorica e nelle ambizioni del gruppo.
Secondo quanto riferito dallo Spla-Io nella dichiarazione, il vice capo di Stato maggiore per le operazioni Wisley Welebe Samson avrebbe ordinato alle forze dell’opposizione “di muovere verso Juba da tutte le direzioni” per rimuovere quello che il movimento ha definito “regime anti-pace” nella capitale. La dichiarazione è stata diffusa dal portavoce dello Spla-Io, colonnello Lam Paul Gabriel.
Lo Spla-Io ha annunciato nei giorni scorsi di aver preso Pajut, a oltre 300 chilometri a nord di Juba, dopo pesanti combattimenti nella parte settentrionale dello Stato di Jonglei. La conquista colloca la capitale statale Bor in una posizione più esposta rispetto a ulteriori avanzate dell’opposizione.
Le ultime vicende si inseriscono in un quadro di forte deterioramento della sicurezza. Le Nazioni Unite hanno segnalato che i combattimenti registrati negli ultimi mesi nel Paese stanno avvenendo su una scala che non si vedeva dal 2017. L’ondata di violenze ha ripreso slancio lo scorso anno dopo che una milizia etnica, storicamente legata allo Spla-Io, ha attaccato e conquistato una base dell’esercito a Nasir, nel nord-est del Paese.
In seguito all’episodio, il governo ha arrestato il vicepresidente Riek Machar – rientrato in carica in base all’accordo di pace del 2018 – e lo ha incriminato per tradimento e crimini contro l’umanità in relazione al suo presunto ruolo negli scontri. Machar ha respinto le accuse nel corso del processo in corso.
La Commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani in Sud Sudan ha condannato quella che ha definito un “deliberato sabotaggio” dell’accordo di pace del 2018, denunciando anche bombardamenti aerei indiscriminati.


