• Homepage
  • ARGOMENTI
    • NEWS
    • IN EVIDENZA
    • FOCUS
    • LO SCATTO
    • SOCIETÀ
    • ARCHIVIO ARTICOLI
    • AFRICA TV – VIDEO
    • NATURA
    • CONTINENTE VERO
    • IN VETRINA
  • EVENTI
    • Bella Ciao
    • Festa 100 afriche
    • Dialoghi sull’Africa
      • 2025
      • 2024
      • 2023
      • 2022
      • 2021
      • 2019
      • 2018
      • 2017
      • 2016
      • 2015
      • 2014
      • 2013
      • 2012
      • 2011
    • Archivio eventi
      • 2025
      • 2024
      • 2023
  • CORSI ONLINE
    • “Disordine Globale” (geopolitica)
    • Orizzonti di Sabbia (registrazione)
  • MOSTRE
  • LA RIVISTA
    • CHI SIAMO
    • Per abbonarsi
    • Acquista copia singola
    • NUOVO NUMERO (2/2026)
    • NUMERO ARRETRATO (1/2026)
    • Dove trovare Africa
    • Promo docenti, studenti, scuole e biblioteche
    • Iscriviti alla newsletter
    • Coopera – inserto Ong
    • CONTATTI
  • Abbonamenti
  • VIAGGI DI AFRICA
    • PROSSIME PARTENZE
    • ALGERIA
    • BENIN
    • BENIN E TOGO
    • COSTA D’AVORIO
    • ETIOPIA (DANCALIA)
    • MADAGASCAR
    • MALAWI
    • MAURITANIA
    • REUNION
    • SAO TOME
    • SENEGAL
    • SUDAFRICA
    • UGANDA (GORILLA)
    • UGANDA (KARAMOJA)
  • shop
  • PROMO “Vini del Sudafrica”
  • “Disordine globale”
  • “Bella Ciao”
  • FESTA 100 afriche

Edizione del 10/04/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl

Rivista Africa
La rivista del continente vero
Tag:

goons

    FOCUS

    I “Goons” del Kenya: la Gen Z che il potere recluta contro la Gen Z

    di claudia 28 Dicembre 2025
    Scritto da claudia

    di Stefano Pancera

    Un rapporto presentato a dicembre al Parlamento del Kenya ufficializza quello che in molti sapevano da tempo: in Kenya esistono almeno 300 gruppi criminali organizzati, di cui circa 130 gang concentrate solo a Nairobi. Ma chi sono i “Goons” ?

    Mathare, Kayole, Kibera. Sono i nomi degli slum di Nairobi che ogni keniota conosce, quelli dove la polizia entra con cautela e dove i politici vanno a cercare manovalanza quando hanno bisogno di “sporcarsi le mani” senza compromettersi direttamente.

    Lì vivono i goons, giovani della generazione Z, spesso disoccupati, che all’occasione diventano il braccio armato del potere: picchiano, intimidiscono, saccheggiano, trasformano proteste pacifiche dei loro coetanei in guerriglia urbana. Qualche migliaio di scellini in contanti, promesse di protezione o di futuri lavoretti pubblici.

    “Quanto vuoi per rompere quella manifestazione?” era uno dei leitmotiv ricorrenti durante le proteste di piazza della scorsa estate a Nairobi.

    Un rapporto ufficiale nasce dalla piattaforma di sicurezza promossa dal Ministero dell’Interno Jukwaa la Usalama e presentata in Parlamento all’inizio di dicembre dal presidente William Ruto, frutto di sette mesi di consultazioni svolte in tutte le 47 contee del Kenya tra aprile e ottobre 2025.

    Testo che ha ufficializzato quello che in molti sapevano da tempo: in Kenya esistono almeno 300 gruppi criminali organizzati, di cui circa 130 gang concentrate solo a Nairobi. Lo schema è sempre lo stesso: reclutamento nei quartieri popolari, pagamento in contanti o in alcol e droga, copertura da parte di leader locali, promesse mai mantenute di lavoro o protezione.

    Il documento descrive le gang dei goons come “adattive”, capaci di passare dalla rapina al narcotraffico fino agli incarichi politici durante elezioni e proteste. Dopo le proteste del giugno 2024 e del giugno 2025 che hanno messo in seria crisi il governo Ruto, arriva dunque un documento ufficiale che certifica l’alleanza tra politica e crimine organizzato in Kenya. Ma la tempistica solleva interrogativi inquietanti: Jukwaa la Usalama rischia di diventare infatti uno strumento perfetto per delegittimare retroattivamente il movimento Gen Z keniota.

    La mossa potrebbe essere quella di ammettere un problema reale per usarlo come cortina fumogena e criminalizzare il dissenso genuino. La differenza tra un rapporto che serve a riformare il sistema e uno che serve a perpetuare il potere sta tutta nell’uso che se ne fa. Lo Stato, da un lato, criminalizza apertamente le gang e annuncia “guerre” contro i goons. Dall’altro, le tollera e le usa come strumento informale di gestione dell’ordine, specialmente durante le elezioni o quando bisogna reprimere proteste scomode.

    Anche per questo, la narrazione che insiste sul Kenya come “paese delle gang” funziona come dispositivo per delegittimare il dissenso giovanile: se “tutti i giovani sono goons”, allora ogni piazza diventa una minaccia criminale, non un’espressione di cittadinanza.

    “Chi sta usando i giovani per causare il caos, sconvolgere i cittadini e mettere a repentaglio la sicurezza nazionale sarà perseguito duramente. Ho incaricato l’ispettore generale di intraprendere un’azione legale decisiva per porre fine a questo scandalo”, ha dichiarato il presidente William Ruto.

    Ma quali giovani? L’ambiguità è il punto. La categoria “giovani” nella narrazione diventa una scatola vuota che il potere potrebbe riempire a seconda delle necessità: manifestanti autentici quando serve mostrarsi dialoganti, goons assoldati quando bisogna giustificare la repressione. Questa deliberata confusione permetterebbe al governo di instillare il dubbio: esistono “giovani autentici” e “giovani criminali”, ma la distinzione viene mantenuta volutamente opaca. Risultato: ogni protesta giovanile può essere delegittimata come infiltrata dalle gang, ogni piazza può diventare sospetta, ogni rivendicazione può essere ridotta a manipolazione criminale.

    Questa Gen Z, che ha provato, sta provando e proverà a cambiare le regole del gioco, probabilmente dovrà continuare a fare i conti con un sistema che preferisce pagare i suoi figli per tentare di zittirla, piuttosto che ascoltarla.

    In realtà non è affatto il movimento espresso da questa generazione giovanile a cooptare al suo interno alcune gang di coetanei, ma sono settori della politica e della sicurezza a usare i goons contro il movimento giovanile.

    Un’inchiesta del Washington Post firmata da Katharine Houreld racconta proprio di due amici d’infanzia: uno che diventa manifestante Gen Z, l’altro reclutato come goon per “monitorare” e intimidire i cortei.

    Durante una giornata di protesta particolarmente violenta, i due finiscono letteralmente su lati opposti: uno in mezzo ai manifestanti che affrontano polizia e gas lacrimogeni, l’altro tra i gruppi che pattugliano e saccheggiano per screditare le marce. Due biografie intrecciate per mostrare che si tratta della stessa generazione: la stessa povertà, la stessa rabbia, la stessa città, ma con destini opposti.

    Nel caos, entrambi finiscono a terra. Nella mischia non c’è più distinzione, solo corpi di giovani e sirene che urlano.

    Condividi
    28 Dicembre 2025 0 commentI
    0 FacebookTwitterPinterestEmail

Africa Rivista

Via Fabio Massimo, 19 – 20139 Milano
Tel. 02.80898696
Cell. 375.5353235
Fax 06.92933897
Email: info@africarivista.it
Abbonamenti: segreteria@africarivista.it

Per abbonarsi alla rivista

Online


Bonifico Bancario
IBAN:  IT 65 H030 3203 2100 1000 0291 446
Intestato a Internationalia s.r.l.
SWIFT/BIC: BACRIT21302


Conto Corrente Postale
CCP n° 1049863846 – Intestato a Internationalia srl, Via Conca d’Oro, 206 – 00141 Roma 

Argomenti

ISCRIVITI ORA

ULTIMI ARTICOLI

  • Allenamento in compagnia

    10 Aprile 2026
  • Stretta su social network e intelligenza artificiale in Gabon

    10 Aprile 2026
  • Il Congo riconosce le vittime della tratta e offre la cittadinanza ai discendenti

    10 Aprile 2026
  • Lo Stato Islamico uccide un comandante dell’esercito nigeriano nel Borno

    10 Aprile 2026
  • Un fondo per l’emancipazione economica delle donne mozambicane

    10 Aprile 2026
  • CHI SIAMO
  • PER ABBONARSI
  • VIAGGI DI AFRICA
  • CONTATTI
  • PUBBLICITA’ SU AFRICA
  • PRIVACY
  • INFORMATIVA

Edizione del 10/04/2026

© Rivista Africa
Editore: Internationalia srl
P.IVA 11980111006

logo internationalia srl