Negli ultimi anni il calcio femminile africano ha vissuto una fase di consolidamento, nonostante i forti squilibri tra federazioni più strutturate e realtà con risorse limitate. In primavera tornerà la Can femminile, ufficialmente Women’s Africa Cup of Nations, diventata uno degli appuntamenti più osservati nel panorama sportivo del continente. Ecco le novità in programma.
La Can femminile – la cui denominazione ufficiale internazionale è Women’s Africa Cup of Nations – è il principale torneo continentale per nazionali femminili africane e, negli ultimi cicli, è diventata uno degli appuntamenti più osservati nel panorama sportivo del continente. L’edizione 2026, ospitata nuovamente dal Marocco, arriverà con un formato ampliato che punta ad allargare la platea delle federazioni coinvolte e ad aumentare la densità di partite e incroci di alto livello.
Una modifica significativa caratterizzerà la prossima Coppa d’Africa femminile (Can), in programma in Marocco dal 17 marzo al 3 aprile: per la prima volta la fase finale sarà infatti allargata da 12 a 16 squadre. La decisione è stata annunciata dalla Confederation of African Football (Caf), che organizza la competizione e ne definisce format e calendario, insieme alle date ufficiali dell’edizione 2026.
La marcia di avvicinamento al torneo entrerà nel vivo con il sorteggio della fase finale, fissato dalla Caf per il 15 gennaio a Rabat. Sarà in quella sede che verrà definita la composizione dei gironi e, di conseguenza, la traiettoria delle prime sfide in un torneo in cui il divario tra le potenze storiche e le nazionali emergenti si è progressivamente ridotto.
Alla fase finale parteciperanno 16 selezioni. Oltre al Marocco, qualificato di diritto come Paese ospitante, la lista delle nazionali ammesse comprende Algeria, Burkina Faso, Camerun, Capo Verde, Costa d’Avorio, Egitto, Ghana, Kenya, Malawi, Mali, Nigeria, Senegal, Sudafrica, Tanzania e Zambia, come indicato nei materiali ufficiali diffusi dalla Caf.

L’allargamento del format è un cambiamento tecnico ma anche politico-sportivo. Da una parte offre spazio a un numero maggiore di federazioni e amplia la rappresentatività geografica del torneo; dall’altra impone standard più alti sul piano organizzativo, logistico e infrastrutturale. Un torneo più grande, infatti, richiede maggiore continuità gestionale e un salto di qualità nella produzione e nella copertura mediatica, aspetti che negli ultimi anni sono diventati centrali nello sviluppo del calcio femminile africano.
Sul piano storico, la competizione si è strutturata nella forma moderna dal 1998, diventando progressivamente il principale spazio competitivo continentale per le nazionali femminili africane. Nel tempo, la Can femminile ha accompagnato l’evoluzione del movimento: un palcoscenico dove si misurano non soltanto i valori tecnici, ma anche la capacità delle federazioni di investire in sviluppo, formazione e stabilità.
Per questo l’edizione marocchina del 2026 – più ampia e più affollata – si presenta, secondo alcuni osservatori, come un banco di prova soprattutto sul piano della struttura. Con 16 squadre al via, la Can femminile prova ad allargare il proprio raggio d’azione e a rafforzare la sua posizione nel calendario internazionale: più partecipazione, più partite, più attenzione. Ma anche più aspettative, perché la crescita di formato porta con sé una crescente domanda di qualità organizzativa e sportiva.
Negli ultimi anni il calcio femminile africano ha vissuto una fase di consolidamento, ancora segnata da forti squilibri tra federazioni più strutturate e realtà con risorse limitate, ma anche da segnali di crescita sul piano tecnico e organizzativo. La stessa Caf, in documenti e report dedicati al settore, inserisce lo sviluppo del movimento calcistico femminile tra le priorità della propria agenda, con programmi su competizioni, governance, formazione e leadership.


