Di Valentina Giulia Milani
In un contesto segnato dai tagli ai finanziamenti per la cooperazione, una delle chiavi per affrontare la fase di contrazione può essere una rinnovata collaborazione tra settore profit e non profit. Ne abbiamo parlato con Roberta Rughetti, direttrice di Amref Health Africa Italia, intervistata a margine della conferenza “Africa 2026, prospettive politiche ed economiche”.
La collaborazione tra settore profit e non profit può diventare una delle chiavi per affrontare la fase di contrazione delle risorse pubbliche destinate alla cooperazione. È da questo punto che parte la riflessione di Roberta Rughetti, direttrice di Amref Health Africa Italia, che abbiamo intervistato a margine della conferenza “Africa 2026, prospettive politiche ed economiche”, organizzata a Milano dalla rivista Africa e Affari per presentare il primo numero del nuovo anno.
Secondo Rughetti, non si tratta di ambiti contrapposti, ma di realtà con competenze complementari. “È una complementarietà a tutti gli effetti: si trasferiscono rapidamente competenze dei due ambiti che possono fare davvero la differenza”, spiega, sottolineando come il settore privato possa apportare capacità di investimento, innovazione e infrastrutture, mentre le organizzazioni della società civile portano conoscenza dei contesti, radicamento nelle comunità e continuità operativa.

Questa impostazione si inserisce in un contesto segnato dai tagli ai finanziamenti per la cooperazione, che la direttrice definisce uno shock per molte organizzazioni. “Il tema non è stato tagliare investimenti futuri, ma all’improvviso cancellare contratti e attività già approvate e già finanziate”, osserva. Per Amref l’impatto si è tradotto, all’inizio dell’anno, in una riduzione pari al 20% del bilancio annuale. “Siamo riusciti a trovare altri finanziatori, ma non sempre è stato possibile dare continuità a tutte le attività in corso”.
Rughetti segnala che le conseguenze non sono solo operative, ma anche politiche. “In molti contesti questa è anche una scelta geopolitica, perché vengono compromesse misure fondamentali di tutela della salute, di riduzione delle malattie infettive e trasmissibili, di supporto alla salute sessuale e riproduttiva e alla pianificazione familiare”. Allo stesso tempo, però, evidenzia una capacità di risposta all’interno del continente. “Abbiamo compreso che nel continente la risposta c’è, e sia gli organismi internazionali sia quelli di coordinamento regionale, come Africa Cdc, stanno cercando di reagire”.

Di fronte a questa fase, Amref ha rafforzato strategie già avviate di diversificazione delle entrate, come il canale dell’”individual giving”, cioè le donazioni regolari da parte di privati, attivato nel 2022 e potenziato dal 2023. Ma è proprio sul versante delle alleanze con il mondo imprenditoriale che Rughetti individua un potenziale di trasformazione più ampio. “Stiamo cercando di ridurre al massimo le barriere pregiudiziali che esistono da entrambe le parti”, afferma, convinta che la collaborazione possa generare modelli innovativi e sostenibili, a condizione che sia guidata da un principio di equità. La direttrice mette però in guardia da un rischio: “Il pericolo è immaginare queste partnership solo di fronte a un’opportunità di finanziamento”.
Per evitare questo, la costruzione delle relazioni dovrebbe avvenire a monte, su basi strutturate. “Se si parte da un’analisi delle proprie competenze e dei propri obiettivi e si creano accordi quadro, si chiariscono bene strategie e metodologie. Così si minimizza il rischio legato a partnership nate solo attorno alle risorse”, conclude. In un contesto di fondi pubblici più incerti, per Rughetti la tenuta degli interventi passa quindi da un equilibrio tra resilienza, diversificazione finanziaria e nuove alleanze, con un punto fermo: senza equità, anche la crescita e gli investimenti rischiano di non essere sostenibili nel tempo.


