di Claudia Volonterio
Fondato nel 1980 da David Gore, il College of Magic è la prima accademia al mondo dedicata all’illusionismo. Nato in piena apartheid, ha formato generazioni di allievi bianchi e neri insieme, insegnando ben più che trucchi e prestidigitazioni stupefacenti. È un luogo creativo dove si forgiano l’autostima e l’empatia. E un Sudafrica nuovo.
Diventando adulti, spesso si smette di credere nella magia – inconveniente che, per fortuna, non colpisce tutti. Non David Gore, sudafricano bianco, fondatore e direttore del College of Magic, la prima accademia al mondo consacrata all’insegnamento dell’arte illusionistica. Fondata a Città del Capo nel lontano 1980, la scuola ha rappresentato fin da subito un atto di sfida all’apartheid, accogliendo classi miste di bianchi e neri. Il suo incantesimo più potente? Usare la magia per unire invece che dividere. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare i successi e i cambiamenti che la sua scuola ha affrontato in questi quarantacinque anni di vita.

«Da quando il College of Magic ha aperto i battenti sono cambiate molte cose, ma non il suo obiettivo principale: offrire a centinaia di ragazzi e ragazze provenienti dai quartieri più difficili della città la possibilità di frequentare gratuitamente la scuola di illusionismo», racconta il fondatore della scuola. «Un’opportunità che va oltre l’insegnamento dei trucchi di magia». In classe gli studenti trovano un rifugio e una casa pronta ad accoglierli. Lontano da baracche sbrecciate, vicoli fangosi e rivoli maleodoranti – un contesto che porta ancora i segni dell’apartheid – scoprono un mondo in cui immaginazione, gioco e talento possono trasformare la realtà. Gore ripercorre i successi e le trasformazioni della sua straordinaria avventura educativa. «Quanto ho creato il College of Magic ero uno studente universitario. Io stesso ero un mago e mi esibivo in diverse occasioni a Città del Capo per pagarmi gli studi universitari in legge», ricorda. «Durante le mie esibizioni e i miei spettacoli ho incontrati tanti giovani che, entusiasti, mi chiedevano dove e come potessero apprendere questo mestiere». La scuola è quindi nata da un bisogno espresso dai ragazzi, raccolto da un diciannovenne che ha saputo tradurlo in progetto.

Costruzione dell’autostima
Per farsi conoscere, Gore e un amico si presentarono travestiti da maghi – cilindro e frac – nella redazione del settimanale Here in Cape Town. Si esibirono davanti ai giornalisti dichiarando il loro desiderio di aprire una scuola. La trovata funzionò: arrivò la pubblicità e, con essa, i primi 34 allievi. In quegli anni il sistema segregazionista dell’apartheid era ancora in vigore in Sudafrica: legalmente i gruppi razziali dovevano essere separati. «La nostra organizzazione sfidava ciò che stava accadendo nel Paese. Ma credo che ci fosse già un movimento verso il cambiamento», ricorda il direttore.
Il primo straordinario incantesimo si realizzava dunque senza trucchi. Giovani e bambini provenienti da zone diverse potevano riunirsi nello stesso luogo per il comune interesse verso la magia, abbattendo barriere inconcepibili per le leggi dell’epoca, che vietavano l’insegnamento multirazziale. Ben presto Gore e i suoi collaboratori-docenti si accorsero che la magia produceva un impatto molto più grande e inaspettato sulle vite degli studenti: costruiva la loro autostima, la fiducia in sé.
«Abbiamo cominciato a vedere amicizie capaci di rompere le tante barriere che dividevano il Sudafrica, razziali, linguistiche o socio-economiche che fossero. E abbiamo visto subito, nel giro di due o tre anni, che la nostra idea di una scuola di magia avrebbe potuto avere un impatto più ampio nel contesto sudafricano», spiega il decano dei maghi sudafricani. «Molto è cambiato da allora, non lo spirito che ispira il nostro lavoro».

Imparare un “mestiere”
Oggi il College ha sede in un elegante edificio vittoriano a Claremont, dove 170 studenti seguono le lezioni ogni sabato mattina. Un pulmino li raccoglie nei ghetti di Langa, Gugulethu, Philippi, Nyanga, Khayelitsha. I docenti sono una trentina, tutti volontari. Le classi, miste per etnia e genere, sono formate ciascuna da una dozzina di ragazzi e ragazze tra i 10 e i 18 anni. Sebbene la magia sia stata per lungo tempo un campo dominato dagli uomini, il College lavora per cambiare questa tendenza.
Il curriculum base dura sei anni. Dopo tre, si ottiene il diploma di mago junior, e dopo altri tre quello di mago senior. «Il programma è cresciuto tantissimo», racconta Gore. «Abbiamo aggiunto giocoleria, mimo, marionette e ventriloquismo. Sono discipline che favoriscono la creatività e l’empatia. Attraverso i burattini, per esempio, i ragazzi imparano a mettersi nei panni del loro personaggio, e cominciano a vedersi anche da un punto di vista altrui. Un passo fondamentale per lo sviluppo della comprensione dell’altro».

Al College of Magic gli aspiranti maghetti imparano un mestiere che potrebbe trasformarsi nella chiave di volta per un futuro nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento. Agli studenti senior, per esempio, viene data la possibilità di sperimentare e imparare tutto ciò che ha a che fare con il comparto tecnico di uno spettacolo teatrale, come l’illuminazione e il suono, e, più recentemente, le competenze per la realizzazione di film digitali. Ultimamente il College of Magic ha anche avviato un progetto nelle aree rurali, dove vengono insegnate magia e giocoleria a giovani emarginati. «Studi scientifici dimostrano che la giocoleria migliora le capacità cognitive e i risultati scolastici, specialmente in matematica», sottolinea il direttore.
Giovani che potranno cambiare il Paese
Quando un ragazzo o una ragazza si presenta al College per imparare la magia, in realtà gli viene offerta la possibilità di apprendere un’intera gamma di diverse abilità. «La trovo una cosa molto importante, soprattutto se pensiamo al mondo d’oggi. Con tutto il progresso tecnologico e i dispositivi digitali, i nostri giovani stanno diventando molto chiusi in sé stessi, si isolano. Stanno forse perdendo quello di cui andiamo fieri nell’Africa australe: il nostro senso di ubuntu, ovvero il prendersi cura della comunità».

Un curriculum più ricco significa maggiori possibilità per il futuro. «Qui in Sudafrica ci dobbiamo confrontare con una serie di sfide e lo sappiamo tutti molto bene», sottolinea Gore. Nonostante alcuni progressi, la Nazione Arcobaleno continua a confrontarsi con profonde disuguaglianze economiche e sociali. La povertà rimane una sfida significativa. E il divario tra ricchi e poveri riguarda ancora il colore della pelle. Secondo le stime del 2024 riportate da Reuters, una porzione considerevole della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. La disoccupazione, pur leggermente diminuita, rimane elevata: nel terzo trimestre del 2024, il tasso ufficiale era del 32,1%. Anche l’impatto dell’Hiv sui bambini negli ultimi decenni è stato devastante, portando a un numero significativo di orfani.
In un tale contesto il College of Magic ha assunto e continua ad esercitare un ruolo fondamentale. «Siamo immersi in una marea di corruzione e disfunzione», prosegue Gore, «ma noi vediamo i giovani che stiamo formando come coloro che possono cambiare le sorti del Paese. Ci sentiamo davvero soddisfatti vedendo che i nostri diplomati sono ora presenti in diversi settori della società».

L’impatto del College si riflette anche sulle famiglie. Capita che i genitori si avvicinino ai figli proprio grazie alla magia. «Durante una cerimonia di laurea, un padre ci ha ringraziati non per quello che avevamo fatto per il figlio, ma per quello che avevamo fatto per lui. Pensava che il figlio lo temesse, non riusciva a comunicare con lui. Ma da quando ha imparato i trucchi con le carte, hanno trovato un terreno comune».

Il College of Magic si sostiene grazie alle donazioni. «Chi sostiene il percorso di un allievo o un’allieva riceve aggiornamenti, report, foto», spiega Gore. «E, se mai visiterà Città del Capo, potrà incontrare il suo studente», aggiunge con un sorriso. Le informazioni per contribuire si trovano sul sito www.collegeofmagic.com. Chi vuole può “adottare” uno studente per un anno con una donazione di circa 600 dollari. Un piccolo contributo per una scuola che, da 45 anni, continua a credere nella magia. Non quella che svanisce in un lampo di fumo, ma quella che trasforma esistenze, crea connessioni e ricuce un Paese ancora in cerca della sua unità.



