recensione a cura di Stefania Ragusa
Siamo nel 2018, a Orano. un crimine brutale sconvolge il giorno dell’Indipendenza algerina: il mujahid Miloud Sabri viene ritrovato con la gola tagliata e il naso mozzato. Comincia così il romanzo La fertilità del male (Edizioni e/o, 2026, €19, pp.240) dello scrittore algerino Amara Lakhous. Guida le indagini il colonnello Karim Soltani, esperto di antiterrorismo e intelligence, che si trova presto immerso in un intrigo complesso e stratificato. Gli indizi si moltiplicano e puntano in direzioni diverse: vendetta legata al traffico d’armi, conti irrisolti risalenti alla guerra di liberazione, azione terrorista… Poche ore dopo viene ucciso anche un amico della prima vittima e la situazione precipita.
Lakhous costruisce un thriller avvincente, sostenuto da un fitto intreccio tra storie individuali e grande Storia. Il passato è lo sfondo in cui esplorare i meccanismi del potere, le ambiguità della politica e le fragilità della sicurezza nazionale, a conferma della grande capacità dell’autore di fondere impegno civile e intrattenimento.
Amore, tradimento, patriottismo, vendetta e sete di potere si confondono in un caos emotivo che accresce la tensione narrativa. Centrale è anche l’ambientazione: Orano emerge come una città in trasformazione, dove le nuove costruzioni cancellano il patrimonio architettonico e la memoria dei quartieri storici, come Sidi-el-Houari.
Lakhous, classe 1970, ha vissuto diciotto anni in Italia e dal 2014 risiede negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italiano a Yale. Scrive in arabo e in italiano. Suoi titoli precedenti sono Scontro di civiltà per un ascensore a piazza Vittorio, Divorzio all’islamica a viale Marconi, Un pirata piccolo piccolo, Contesa per un maialino italianissimo a San Salvario e La zingarata della verginella di Via Ormea, tutti usciti con le Edizioni e/o.

La fertilità del male, di Amara Lakhous, Edizioni e/o, 2026, €19, pp.240


