Sud Sudan: una guerra alla deriva

di Raffaele Masto
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

È fallito l’ultimo tentativo di fermare la guerra civile in Sud Sudan. Il presidente Salva Kiir e il suo rivale ed ex vice-presidente Riek Machar si sono praticamente insultati nell’ultimo incontro ad Addis Abeba. Un incontro voluto dall’Etiopia, che da sempre media per la pace, per la verità con successo pari a zero.

A far saltare il tavolo è stato per primo Salva Kiir che si è rifiutato di continuare a trattare affermando che il Sud Sudan ne ha “abbastanza di un personaggio così”. I due si sono incontrati due giorni fa per la prima volta negli ultimi due anni. Davanti alle telecamere e ai fotografi si sono stretti la mano senza entusiasmo, si sono anche goffamente abbracciati come se sapessero in anticipo l’esito di questo incontro.

La trattativa è saltata su un punto che da anni costituisce una questione preliminare, cioè il ruolo che in un eventuale governo di unità dovrà ricoprire Riek Machar. Questi avrebbe voluto tornare a ricoprire la carica di vice-presidente, ma per Salva Kiir non c’è stato niente da fare

Machar aveva ricoperto brevemente quel ruolo poco prima dello scoppio della guerra civile quando fu accusato di stare preparando un colpo di stato ai danni di Salva Kiir. Era il dicembre 2013 e il Sud Sudan era indipendente da appena due anni, dal 2011.

Oggi la guerra in Sud Sudan appare senza speranza non solo perchè i due principali contendenti – Salva Kiir e Machar – sono praticamente indisponibili anche per una trattativa per un cessate il fuoco, ma perchè i fronti del conflitto si sono frammentati – come sempre avviene quando non si riesce a fermare per tempo una guerra civile. Oggi nel vasto territorio del Sud Sudan ci sono diverse formazioni armate che non sono più riconducibili a Salva Kiir o Riek Machar.

In questa guerra la posta in gioco è enorme: innanzi tutto c’è il pètrolio di cui il Sud Sudan è ricco, ma c’è anche l’acqua del Nilo, il più grande fiume africano sul cui percorso qualunque modifica (sbarramenti, canali, dighe) fa infuriare l’Egitto. Con il fallimento della trattativa di Addis Abeba adesso la guerra è alla deriva. Non c’è all’orizzonte una iniziativa per fermarla.

(Raffaele Masto – Buongiorno Africa)

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