Pace agli uomini di buona volontà!

di AFRICA

di Paolo Costantini

Natale_AfricaLa pace è la “buona notizia”, il “vangelo” che gli angeli hanno proclamato la notte di Natale. Ma questa pace è veramente scesa sull’umanità?

Quando parlo con la gente comune, amici e conoscenti, si direbbe di no. Tutti – o almeno in gran parte – si lamentano e sono scontenti: crisi economica, disoccupazione, insicurezza, violenza, corruzione politica e sociale, ecc. E tutti rivangano i vecchi ricordi di quando – pensano- avevano corso ancora certi valori: senso di Dio e della famiglia, onestà, solidarietà, senso del dovere, e così via. Dimenticandosi che anche allora esistevano assassinii, bambini violentati, ladri… Ma non c’erano tivù né altri media e non si parlava di certi argomenti.

A dire il vero, Dio con i suoi angeli non ha solo augurato la pace, ma l’ha offerta all’umanità tramite suo figlio, Gesù. Quello che Dio non ha trovato, forse, è un’umanità “di buona volontà”. Anche se tanti uomini “di buona volontà”hanno accolto questa pace e a loro volta l’hanno annunciata ai loro fratelli.

In fondo è questo il ruolo della Chiesa, del cristiano: annunciare la pace, far risplendere la speranza. E, si può dire, che nonostante tutto abbiamo alle spalle una società in cui le norme cristiane dell’esistenza,anche se spesso violate, erano riconosciute praticamente da tutti. Ora, invece, non sembra più così: si direbbe che la società viva in una sorta di «eclissi del senso di Dio».

Oggi, chi annuncia il vangelo, la “buona notizia”, deve vedersela con una grande ignoranza (e dunque misconoscenza) della fede, con la violenza e la riduzione della libertà religiosa (non solo nei Paesi a maggioranza musulmana), con il proliferare di movimenti religiosi o pseudo religiosi, con una persistente diffusione dell’indifferenza e del relativismo religioso e con un consumismo che sostiene una vita vissuta come se Dio non esistesse.

Nuova evangelizzazione

In ottobre, si è tenuta a Roma la XIII Assemblea del Sinodo dei Vescovi sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana”, appunto per affrontare queste sfide. Non si tratta di trovare nuove formule magiche ma di riflettere e agire di conseguenza. Già Giovanni XXIII parlava di “aggiornamento”, di “aprire le finestre” e di cambiare aria. Si tratta soprattutto di riscoprire la centralità di Dio nella nostra vita: l’annuncio di pace deve partire dal cuore, da noi stessi, dal nostro modo di essere cristiani.

Se vogliamo che l’annuncio di pace sia ascoltato, capito e accolto, esso deve venire dal cuore, con un linguaggio comprensibile da tutti e non solo dagli addetti ai lavori; con un approccio il più radicato possibile nella realtà nella quale vive la gente. Bisogna essere sensibili e attenti ai nuovi campi di interesse: l’impegno perla pace; la promozione della donna; il mondo del lavoro;il mondo della politica e della finanza; la salvaguardia del creato; la cultura e la ricerca scientifica…

Ma, prima di tutto, la “nuova evangelizzazione” – che poi nuova non è – esige una cosa molto, molto più semplice, ma anche molto impegnativa da realizzare: una più grande umiltà intellettuale che ci aiuti a non dimenticare che tutti – europei,africani, asiatici, ecc. – siamo figli dello stesso Padre che ci ama. Solo allora l’annuncio Pace in terra agli uomini di buona volontà potrà essere vissuto anche là dove tanti giovani, donne e bambini non sanno neppure che cosa sia la pace. Allora sarà Natale anche per loro.

Un Natale di vera pace che Africa augura loro e a tutti voi.

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