Giornalista francese in ostaggio in Mali

di Valentina Milani
Tempo di lettura stimato: 2 minuti

Il giornalista francese Olivier Dubois, collaboratore di diversi media tra cui Liberation e Le Point, afferma in un video ricevuto ieri da alcune testate, di essere stato rapito l’8 aprile a Gao, nel nord del Mali, dal Gruppo di sostegno all’Islam e al Musulmani (Gsim), filiale locale di Al-Qaeda, e chiede aiuto per la sua liberazione. Wassim Nasr, collaboratore del canale France24, ha spiegato poco fa in televisione di aver ricevuto il breve filmato, di 21 secondi, stamattina all’alba.

Il reporter Dubois  sarebbe stato ingannato su una presunta possibile intervista con un importante comandante jihadista nella città di Gao. Un elemento già di per sé curioso, secondo Nasr, perché un noto capo jihadista non entrerebbe in città per parlare con un giornalista occidentale.  Scomparso dall’8 aprile, i colleghi, altri reporter della stampa internazionale, e le autorità francesi non erano finora al corrente della sorte di Dubois, che sembra chiarita in questo video.

Dubois vi afferma di essere nelle mani della locale filiale di Al Qaeda nel Maghreb islamico. Chiede ai suoi parenti, alla sua famiglia e alle autorità francesi di fare “tutto ciò che è in loro potere” per ottenere la sua liberazione. Nelle immagini, il giornalista è seduto a terra con le gambe incrociate su una tela verde in quella che sembra essere una tenda. Indossa un costume tradizionale rosa chiaro, con una barba ben curata, fissa la telecamera e parla con voce ferma. I movimenti delle sue dita e di una gamba sembrano tuttavia riflettere un certo nervosismo.

Un funzionario degli Affari esteri francesi a Parigi ha confermato all’Afp la “scomparsa” di del giornalista.  Il quotidiano Libération, per il quale aveva lavorato regolarmente dall’aprile 2020, ha dichiarato di non voler commentare immediatamente. “Olivier Dubois scriveva da Gao in Mali. L’8 aprile non è tornato in albergo dopo pranzo. Questo giornalista esperto, che di solito lavora per Le Point Afrique e Liberation, conosceva bene questa regione molto pericolosa”, ha twittato il segretario generale di Reporter Senza Frontiere (Rsf), Christophe Deloire.

Non c’erano più ostaggi francesi nel mondo sin dal rilascio, nell’ottobre 2020, di Sophie Pétronin, settantenne rapita quasi 4 anni prima, da uomini armati, sempre a Gao, dove aveva vissuto e guidato per anni un’organizzazione umanitaria per l’infanzia. Sophie Pétronin è stata rilasciata contemporaneamente al politico maliano Soumaïla Cissé, morto nel frattempo, e ai due italiani, Nicola Chiacchio e padre Pier Luigi Maccalli, anche loro rapiti dai jihadisti. Nonostante le persistenti congetture, il governo maliano non ha mai confermato il pagamento di un riscatto, oltre al rilascio di 200 prigionieri, tra cui alcuni jihadisti, contro la libertà di questi quattro ostaggi.

Nell’ottobre 2020, la Svizzera è stata informata che il Gsim aveva giustiziato Béatrice Stöckli, una missionaria evangelica, che era stata rapita nel gennaio 2016 a Timbuktu. Lo scorso marzo, il ministero degli Esteri svizzero ha comunicato che il suo corpo era stato ritrovato e formalmente identificato. 

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