Addio a Beshir Ben Yahmed, fondatore di Jeune Afrique

di Valentina Milani
Beshir Ben Yahmed
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Lo storico fondatore della rivista Jeune Afrique, il franco-tunisino Beshir Ben Yahmed, è deceduto ieri all’età di 93 anni. Era ricoverato a Parigi dalla fine di marzo. Il decesso è avvenuto a seguito di una contaminazione da covid-19, si legge sul sito della rivista.

Nato a Djerba il 2 aprile 1928, in una Tunisia sotto il protettorato francese, Ben Yahmed era stato ministro nel primo governo della Tunisia indipendente. Appassionato di giornalismo, nel 1956 lanciò il settimanale L’Action e poi, nel 1960, Afrique Action che, un anno dopo, divenne Jeune Afrique. Ben Yahmed optò per la sola carriera giornalistica per essere indipendente dalla politica. Nel 1962 lasciò Tunisi per Roma e successivamente, per Parigi, dove ha tuttora sede il giornale.

“Nata per sostenere il movimento di emancipazione dei popoli che, all’alba degli anni ’60, ottenne le indipendenze, Jeune Afrique prese parte attiva a tutte le lotte che da allora hanno scandito la storia del continente: contro i partiti unici, per la democratizzazione negli anni 1970-1980, per l’indipendenza economica negli anni 1990-2000 e per l’inclusione dell’Africa nella globalizzazione negli anni 2000-2020. Alla fine degli anni 2000, Beshir Ben Yahmed consegnò le redini del gruppo ai suoi figli, Amir e Marwane, nonché al caporedattore François Soudan. Sua moglie Danielle, che ha svolto un ruolo fondamentale al suo fianco nella storia del giornale, aveva in particolare dato vita alla casa editrice del gruppo.

Testimone privilegiato di tutti gli sconvolgimenti in Africa e Medio Oriente, osservatore ed editorialista impegnato, Beshir Ben Yahmed ha frequentato nel corso della sua carriera figure chiave del continente: il senegalese Senghor, l’ivoriano Houphouët-Boigny, il marocchino Hassan II, il francese Jacques Foccart – di cui ha co-editato le memorie – e François Mitterrand. Negli anni ’60 si era confrontato con Che Guevara a Cuba, aveva incontrato ad Hanoi, nel bel mezzo della guerra del Vietnam, Ho Chi Minh, e aveva conosciuto l’egiziano Nasser, il ghanese Nkrumah, il congolese Lumumba e l’algerino Ben Bella.

La testata piange oggi la scomparsa di “uno degli ultimi grandi testimoni dell’indipendenza dell’Africa e della scomparsa del periodo postcoloniale”. L’uomo fece parte della delegazione tunisina che guidò i negoziati con la Francia per l’autonomia interna e poi per l’indipendenza della Tunisia. A capo di Jeune Afrique, dedicò una grande importanza alla gestione economica dell’azienda.

(Céline Camoin)

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