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Pubblicato il 18 Mag 2017 in In evidenza

Summit di Riad, gli Usa: «Non vogliamo al Bashir»

Summit di Riad, gli Usa: «Non vogliamo al Bashir»

Gli Stati Uniti hanno detto di no. Non vogliono che Omar al Bashir, il Presidente del Sudan, sia presente al summit che si terrà a Riad (Arabia Saudita) al quale parteciperà anche Donald Trump, il Presidente Usa. Lo ha chiarito, in un post scritto su Facebook, l’ambasciata Usa a Khartoum, ricordando come al Bashir sia tuttora ricercato dalla Corte penale internazionale (Cpi) per crimini contro l’umanità e come, inoltre, il Sudan sia ancora nella lista dei Paesi considerati da Washington «sponsor del terrorismo». «Ci opponiamo – si legge nel post – a inviti e agevolazioni a viaggi per chiunque sia soggetto a un mandato d’arresto della Corte penale internazionale, incluso il Presidente al Bashir».

L’invito di al Bashir in Arabia Saudita era stato confermato dal portavoce dell’ambasciata sudanese a Washington, Mekki Elmograbi, sebbene questi non abbia precisato se il leader sudanese abbia intenzione di partecipare allo stesso summit. E, al momento, non è ancora chiaro se Bashir si recherà effettivamente a Riad.

Il mandato d’arresto nei confronti del Presidente sudanese è stato spiccato da L’Aja nel 2009 per il ruolo avuto da Bashir nel genocidio del Darfur, nel 1994. Una tragedia che ha provocato almeno 300mila morti e due milioni di profughi e rifugiati. A ciò si aggiungo relazioni da sempre tese tra Stati Uniti e Sudan. Sebbene infatti i rapporti diplomatici tra Washington e Khartoum siano ripresi recentemente, il Sudan rimane sotto embargo commerciale da parte degli Stati Uniti dal 1997 per il presunto sostegno di Khartoum ai gruppi militanti islamici. Sulle relazioni pesa anche l’attacco missilistico lanciato dagli Stati Uniti su una fabbrica farmaceutica sudanese nel 1998. Un raid giustificato giustificato dagli Usa come rappresaglia per gli attentati contro le ambasciate statunitensi di Dar es Salaam in Tanzania e Nairobi in Kenya e per i presunti collegamenti tra i possessori dell’impianto e al Qaeda.

Nel 2015 una visita in Sudafrica di al Bashir aveva causato un incidente diplomatico. Allora il Governo di Pretoria aveva autorizzato il Presidente sudanese a lasciare il Paese dopo aver partecipato al vertice dell’Unione Africana nonostante il mandato d’arresto spiccato dalla Corte penale internazionale. L’incidente scatenò anche una serie di dure prese di posizione di Stati africani contro la Corte dell’Aja culminate con il progetto dei 55 Paesi dell’Unione Africana di uscire in blocco dall’organismo di giustizia istituito col Trattato di Roma del 1998.

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