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Pubblicato il 11 Apr 2017 in In evidenza

Ogni sette secondi una sposa bambina

Ogni sette secondi una sposa bambina

Ogni sette secondi una ragazza di meno di 15 anni viene «offerta» in sposa a un uomo che, nella maggior parte dei casi, è molto più vecchio di lei. A lanciare l’allarme sul triste fenomeno delle spose bambine è l’Ong Save the Children nel corso del G7 delle donne che si è tenuto nei giorni scorsi a Roma.

A spingere le famiglie a dare le bambine in spose è la povertà, ma anche pratiche sociali ancestrali. Le conseguenze sono però tragiche per la vita delle giovani e dei loro figli. Secondo i responsabili di Save the children, «70.000 ragazze perdono la vita ogni anno a causa di complicazioni durante la gravidanza, la seconda causa al mondo di morte per le ragazze dopo i suicidi». «I bambini che nascono da madri adolescenti – continuano – hanno il 50% di probabilità in più di morire nei primi giorni dopo il parto e il 15% di probabilità in più di soffrire di malnutrizione cronica» se anche le loro mamme risultano «malnutrite». Secondo Save the children, i quattro Paesi in cui la pratica dei matrimoni precoci è più diffusa sono Ciad, Repubblica Centrafricana, Mali e Somalia.

Un fenomeno, quello delle piccole spose, che inizia a essere presente anche nel nostro Paese. «Non esistono statistiche ufficiali – spiega Tiziana Dal Pra, Presidente dell’associazione “Trama di Terre” in un’intervista al quotidiano “La Stampa” -. Stimiamo però che ci siano almeno duemila casi all’anno. Siamo di fronte a un fenomeno sommerso in cui molte volte le ragazzine non riescono a chiedere aiuto alle agenzie di servizio sul territorio».

La storia emersa in questi giorni della piccola Rachida, la ragazzina egiziana sottratta ai genitori che la volevano sposare a un uomo di 25 anni, è emblematica in questo senso. Il suo dramma è venuto alla luce per caso, grazie alle confidenze fatte a una compagna di banco che poi ha riferito il tutto agli insegnanti. «Spesso – prosegue Tiziana Dal Pra – si rivolgono alle bidelle prima ancora che agli insegnanti. Le Ong come la nostra vengono allertate, come accade anche per gli altri centri antiviolenza, dalle forze dell’ordine, dalle procure e cerchiamo di sistemare le ragazzine in case rifugio».

Di fronte a questo dramma, il Parlamento italiano si sta accingendo alla discussione del Piano antiviolenza nazionale. Obiettivo: recepire la direttiva della convenzione di Istanbul e introdurre nel piano i «reati d’onore», come sono appunto i matrimoni forzati.