Nigeria, si riapre il fronte del Biafra?

di Enrico Casale
manifestanti pro biafra
manifestanti pro biafra

Manifestanti pro Biafra

La polizia nigeriana ha dichiarato di aver sventato ieri, 29 dicembre, un attacco a uno dei principali ponti di Lagos, la capitale economica del Paese. I funzionari delle forze dell’ordine hanno puntato il dito verso un gruppo separatista del Biafra. Il principale sospettato è Abiodun Amos, alias Senti, leader del gruppo cercando di bombardare il ponte di terraferma a Lagos, che era già stato arrestato il 2 novembre con due fucili d’assalto Ak-47. Senti è un igbo, l’etnia maggioritaria nella regione del Biafra, ed è un esperto di ordigni esplosivi.

Questo mancato attentato riporta sulla scena nigeriana, la questione biafrana. La questione biafrana è scoppiata poco dopo l’indipendenza della Nigeria dal dominio coloniale britannico ed è sfociata, prima, nella dichiarazione di indipendenza della Repubblica del Biafra e, poi, in una guerra civile che è durata dal 1967 al 1970 e ha causato più di un milione di morti tra militari e soldati. In questo conflitto, le ragioni etniche (gli igbo sono un’etnia africana, cristiana e animista, che si voleva separare dai nigeriani musulmani) si sono mescolate quelle economiche. Il Biafra è infatti una regione ricchissima di petrolio, il Governo nigeriano non voleva quindi perdere una delle sue maggiori fonti di entrata.

Bandiera del Biafra

Bandiera del Biafra

Negli anni dopo il conflitto, il Governo nigeriano ha cercato di cancellare tutte le tracce della Repubblica del Biafra fino a rinominare Golfo di Bonny, il Golfo del Biafra. Negli anni Novanta, però, il Presidente Olusegun Obasanjo ha compiuto un atto di riconciliazione commutando in pensionamento il congedo di tutti i militari che avevano combattuto per la secessione del Biafra. In una trasmissione su una rete televisiva nazionale, ha dichiarato che la decisione si fondava sulla convinzione che la giustizia deve sempre essere temperata dalla misericordia.

Nonostante questo il sentimento anti nigeriano ha continuato a covare sotto le ceneri e, periodicamente, emerge. Sempre represso con violenza.

Uno dei massacri operati dai militari nigeriani è quello di Aba, 620km a sud di Abuja, il 9 febbraio 2016. In un raduno pacifico di militanti e simpatizzanti separatisti le forze di sicurezza nigeriane, senza alcun preavviso, hanno circondato il gruppo e hanno aperto il fuoco con proiettili veri con l’intento di uccidere. Pochi giorni dopo, il 18 febbraio, in un fossato nei pressi dell’autostrada di Aba-Port Harcourt sono stati rinvenuti 13 cadaveri bruciati.

Il 30 e il 31 maggio almeno dieci persone sono morte durante gli scontri tra polizia e sostenitori dell’indipendenza del Biafra. Le manifestazioni si sono svolte nel Sud-Est del Paese in occasione del quarantanovesimo anniversario della proclamazione della Repubblica del Biafra. La polizia nigeriana ha affermato che durante le proteste alcuni componenti del gruppo Indigenous people of Biafra (Ipob) hanno sparato contro le forze di sicurezza. In risposta la polizia ha aperto il fuoco sulla folla di manifestanti. L’Ipob sostiene invece che almeno 35 persone sono morte solo nella città di Onitsha, nello stato meridionale di Anambra.

Soldato dell'esercito del Biafra durante la guerra civile

Soldato dell’esercito del Biafra durante la guerra civile

Secondo un rapporto di Amnesty International pubblicato a novembre, in Nigeria le forze di sicurezza e dell’esercito hanno ucciso almeno 150 attivisti pacifici pro-Biafra, nel Sud-Est del Paese. Oltre ai morti e ai feriti, Amnesty ha anche riscontrato centinaia di arresti arbitrari – anche di persone ricoverate in ospedale per le ferite – e di maltrattamenti e torture di detenuti. Molti di loro sono stati feriti con l’acido e la prassi quotidiana erano le frustate ai prigionieri chiamate dai militari «té del mattino».

E così rischia di aprirsi un nuovo fronte per il Governo nigeriano, da anni già alle prese con il terrorismo islamico di Boko Haram.

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