In Africa il boia non è disoccupato

di Enrico Casale
cappio

Nell’Africa subsahariana diminuisce il numero di condanne a morte, ma il ricorso alla pena capitale è ripreso in Paesi che in passato non l’avevano più applicata. È questo, in sintesi, il bilancio tracciato dal «Rapporto sulla pena di morte 2016» stilato da Amnesty International.

Partiamo dai dati positivi. Lo scorso anno, il numero di esecuzioni si è quasi dimezzato rispetto al 2015: 22 contro 43. Nello stesso periodo, la Corte costituzionale del Benin ha disposto che l’entrata in vigore del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici, che sancisce l’abolizione della pena di morte, e la sua ratifica da parte dello Stato, «rendono ora inefficace ogni disposizione di legge [comprese quelle del codice penale] che prevede la pena di morte come sanzione» e che «nessuna disposizione di legge contenuta nell’ordinamento giuridico interno possa più contenere menzione della pena capitale». Questa sentenza ha di fatto abolito la pena di morte per tutti i reati in tutto il territorio nazionale.

Anche la Guinea ha abolito la pena di morte per i reati ordinari. Il 4 luglio, l’Assemblea nazionale ha emendato il codice penale rimuovendo la pena capitale dall’elenco delle pene applicabili. Il 26 ottobre, il presidente Alpha Condé ha quindi promulgato il codice revisionato, facendolo così entrare in vigore.

Ma Le notizie positive si fermano qui. Se è vero che il numero di condanne eseguito è diminuito, il numero di sentenze capitali è più che raddoppiato, passando dalle 443 nel 2015 alle 1.086 nel 2016. Ciò è prevalentemente dovuto al significativo incremento delle condanne a morte emesse in Nigeria. Tre persone sono state messe a morte nella prigione a Benin City. Si tratta delle prime esecuzioni dal 2013. Secondo le informazioni in possesso di Amnesty International e fornite dal Servizio nigeriano delle prigioni, 527 persone sono poi state condannate a morte nel 2016.

Anche in Botswana è stata eseguita una condanna a morte: la prima dal 2013. Non è stata però emessa nessuna sentenza capitale. Alla fine dell’anno, un solo uomo di 35 anni era detenuto nel braccio della morte.

Sono state comminate pene di morte anche in Camerun (160), Zambia (101), Repubblica Democratica del Congo (93), Mali (30), Kenya (24), , Sudan (21), Tanzania (19), Ghana (17), Niger (11), Sierra Leone (5).

Caso a sé la Somalia. Da sola rappresenta più della metà (14) delle persone condannate a morte: sette sono state compiute sotto l’autorità del governo federale della Somalia, sei nello stato del Somaliland e una nello Stato del Puntland. Sono poi state emesse 60 condanne a morte, 7 su ordine del governo federale, 8 nel Somaliland e 45 nel Puntland. Alla fine dell’anno, almeno 100 persone erano detenute nel braccio della morte.

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