Il sogno fasullo, di Amadou Kane, Giulio Garau

di AFRICA
Il sogno fasullo, di Amadou Kane, Giulio Garau

“Memorie di un raffinato migrante senegalese in Italia” è un sottotitolo che già mette sul chi va là. Ci troveremo davanti a una storia di immigrazione, questo è certo, ma probabilmente insolita. Come in effetti doveva essere insolito, nei primi anni Novanta, vedere un “vu’ cumprà” in giacca e cravatta fuori del supermercato, che si rifiutava di dare la caccia al cliente e di fare «il gioco del carrello»: andarlo a riporre in cambio di una moneta. Perché Amadou sognava l’Europa, sì, ma lui a Dakar viveva in una condizione che lui stesso definisce «privilegiata». Per studi, cultura, situazione economica (un cognato ministro, per esempio). Eppure era rimasto anche lui abbagliato dai suoi connazionali, anche dei suoi cugini, che tornavano in ferie dall’Europa stracarichi di cose e di denaro. (Ma senza che si riuscisse mai a capire che razza di lavoro facessero). E, soprattutto, «gli emigrati quando tornavano a casa attiravano le donne come le api con il miele».

Saranno particolarmente duri gli inizi in Europa, per uno «raffinato» come lui. Medita fin da subito di riguadagnare il Paese (ha ancora il biglietto aereo di ritorno in tasca) e di andare a raccontarvi la verità. «Se tu ti arrendi… chi ti crederà? – lo fa riflettere un compagno – La gente ti si rivolterà contro e penserà piuttosto che sei tu il pazzo». E Amadou rimane. Il suo stile distinto finisce però anche per favorire il suo “business” e per conquistarsi degli amici tra gli italiani, esattamente in Sardegna. Un fatto, questo, che lo favorirà al momento della sanatoria del 1995, e in breve tempo, con permesso di soggiorno nonché carta d’identità nel taschino, troverà un lavoro vero (a Udine), avrà una casa sua, farà venire dal Senegal sua moglie, diventerà padre di tre figli. Il che non toglie la sensazione di trovarsi ormai estraneo a entrambi i Paesi, e teme di doverlo riscontrare anche nei figli, per i quali si potrà parlare di cittadinanza solo a 18 anni. Ma un giorno, una telefonata da Dakar…

Un piccolo libro, prezioso per il punto di vista diverso, critico e autocritico, che ci regala sull’immigrazione. «Un’Europa sempre più in crisi sta riscoprendo il suo razzismo nascosto. Quello che in realtà, contrapposto, si annida nell’animo anche di molti di noi». I testi introduttivi di Paolo Rumiz e di Diego Marani ci avvertono, da par loro, quanto sia urgente cambiare rotta, in modo da poter fare, per dirla con lo scrittore Marani, «del cambiamento una scelta anziché una condanna». Una scelta in grado di far cogliere il cambiamento a tutti, “noi e loro”, come una opportunità.

Infinito, 2016, pp. 109, € 13,00

(Pier Maria Mazzola)

Il sogno fasullo, di Amadou Kane, Giulio Garau

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