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Pubblicato il 9 Feb 2018 in In evidenza

Il Commonwealth riaccoglie il Gambia (e forse lo Zimbabwe)

Il Commonwealth riaccoglie il Gambia (e forse lo Zimbabwe)

Prima il Gambia poi, forse, lo Zimbabwe. Il Commonwealth, l’organizzazione che raccoglie le ex colonie britanniche (alle quali si aggiungono Mozambico e Ruanda), è disposto ad accogliere nuovamente i «figliol prodighi» che negli scorsi anni ne erano usciti.

La riammissione del Gambia è ormai cosa fatta. A poco più di un anno dall’elezione di Adama Barrow alla presidenza e del consolidamento delle istituzioni democratiche, il Commonwealth ha accettato che il piccolo Paese incuneato nel Senegal rientrasse nelle proprie fila. Tutte e 52 le nazioni che ne fanno parte hanno votato favorevolmente e si sono dette pronte a «riaccogliere i loro fratelli e le loro sorelle affinché facciano nuovamente parte attiva della famiglia». Da parte sua, l’ambasciatore del Gambia a Londra, Francis Blain, ha detto che lo Stato dell’Africa occidentale non vede l’ora di poter nuovamente contribuire ai lavori dell’organizzazione. Una cerimonia di alzabiandiera si terrà nei prossimi giorni nella sede del Commonwealth nel centro di Londra per celebrare l’occasione.

Il Gambia aveva lasciato l’organizzazione sotto il governo autoritario Yahya Jammeh, che la liquidò come «estensione del colonialismo». In realtà, il dittatore, che ha governato per 23 anni, si sentiva messo in discussione dalle continue critiche dei Paesi occidentali alle sue politiche repressive che spesso confinavano nella crudeltà.

Dopo il Gambia, anche lo Zimbabwe probabilmente rientrerà nell’organizzazione internazionale. Il governo guidato dal neopresidente Emmerson Mnangagwa sta infatti valutando di presentare la domanda di riammissione. Lo Zimbabwe ha lasciato il Commonwealth nel 2003, dopo che l’allora leader politico Robert Mugabe aveva accusato l’organizzazione di essere sotto l’influenza del Regno Unito e di complottare contro il suo governo. Il Commonwealth aveva precedentemente sospeso l’appartenenza dello Zimbabwe in seguito a elezioni presidenziali segnate da violenze e accuse di brogli.