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Pubblicato il 19 Giu 2017 in In evidenza

Gibuti-Eritrea, il confine si infiamma. Scende in campo l’Ua

Gibuti-Eritrea, il confine si infiamma. Scende in campo l’Ua

L’Unione africana è scesa in campo per risolvere la crisi tra Eritrea e Gibuti. Un portavoce della Commissione ha dichiarato che una missione verrà schierata sul confine tra i due Paesi con il compito di «stabilire i fatti». Allo stesso tempo ha chiesto ad Asmara e a Gibuti di mantenere la calma e non dar vita ad azioni unilaterali.

Tra i due Paesi dell’Africa occidentale le tensioni sono iniziate nel 2008 quando truppe di Asmara sono penetrate nel territorio gibutino occupando una zona che entrambi gli Stati rivendicano. Negli scontri, terminati dopo alcuni giorni, sono morti una decina di soldati di Gibuti e sono rimasti feriti decine di militari di entrambi gli schieramenti.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è intervenuto chiedendo ai due Paesi di ritirarsi dall’area. Nel 2010, entrambe le nazioni hanno accettato di consentire al Qatar di mediare di e dispiegare una forza di interposizione.

La crisi è riesplosa mercoledì scorso quando Doha ha deciso di ritirare i propri uomini. Secondo il Qatar non esistevano più i presupposti per mediare tra le parti. Eritrea e Gibuti si sono infatti schierati apertamente con l’Arabia Saudita nella crisi diplomatica fra Doha e gli altri paesi del Golfo. Il 14 giugno, il Qatar ha così annunciato che stava ritirando il suo contingente il 14 giugno.

Dall’Eritrea non è arrivata nessuna dichiarazione in merito al ritiro delle truppe di Doha. Gibuti, piccolo Paese stretto alleato dell’Occidente in quanto ospita le basi militari francesi e statunitensi e molto legato all’Etiopia, si è invece dichiarato preoccupato. Venerdì scorso, il governo gibutino ha poi dichiarato che truppe eritree erano penetrate nel suo territorio. La crisi è così tornata a salire.

Di fronte a una possibile escalation, la Commissione dell’Ua si è dichiarata disponibile a inviare una missione sulla frontiera per accertare eventuali sconfinamenti e a mandare propri diplomatici nelle due capitale per avviare un’azione di normalizzazione delle relazioni.

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