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Pubblicato il 14 Mar 2016 in In evidenza

Costa d’Avorio, «Africa» sulla spiaggia sfregiata dai jihadisti

Pochi giorni fa, noi di «Africa» eravamo a Grand Bassam, in Costa d’Avorio, per documentare il fascino di una cittadina dove il passato colonialista dialoga e si fonde con il dinamismo del presente.

Dichiarata nel 2012 patrimonio dell’umanità dall’Unesco, Grand Bassam è una delle mete tursitiche principali della Costa d’Avorio. Un piccolo Eden, le cui bellezze architettoniche e naturali hanno risollevato l’economia della zona, attirando turisti da tutto il mondo e facendo sentire ormai lontana la violenta guerra civile che ha insanguinato il paese per quasi dieci anni. Il terrore, però, è ritornato e ha cancellato la serenità e la vivacità di questa località affacciata sull’oceano Atlantico.

Situata a una quarantina di chilometri da Abidjan, Grand Bassam fu la capitale della colonia francese dal 1893 al 1896. Nel periodo coloniale, gli ivoriani vivevano segregati alle porte della città, in quartieri riservati agli schiavi, mentre i coloni abitavano belle case in quella che adesso viene chiamata «Ancien Bassam».

Foto: © marco garofalo/2016

Oggi tale divario non esiste più. Gli ivoriani, con l’indipendenza del 1960, si sono reimpossessati delle proprie terre e hanno occupato le case in tipica architettura coloniale. Molte abitazioni sono fatiscenti, ma pulsano di vita grazie alle persone che hanno deciso di viverle e farle rivivere. «In molte di queste case abitano artisti o artigiani. I loro capolavori vengono venduti in tutta la Costa d’Avorio», spiega un ragazzo nato e vissuto nel quartiere vecchio, mentre ci avviciniamo al grande laboratorio di ceramica dove colorate creazioni artigianali si stagliano contro i muri scrostati dell’edificio.

A pochi passi dal laboratorio e dal centro culturale, fornito di biblioteca e caffè degli artisti, una vietta porta a una spiaggia libera, sabbia arancione e onde prepotenti. È domenica e centinaia di persone ridono, parlano, rincorrono le onde, giocano a pallone, saltano e scherzano. Un carretto dei gelati attira l’attenzione dei più piccoli, mentre alcuni ragazzi sono impegnati a scattarsi fotografie di gruppo. Lo slancio vitale delle persone è palpabile, la loro allegria coinvolgente. Una donna, con il viso coperto dal velo, si toglie le scarpe, un ultimo sorso alla bibita che tiene sul tavolino davanti a sé per poi incamminarsi verso l’acqua e fare un bagno. «Come vedete, qua, come in tutta la Costa d’Avorio, crstiani e musulmani convivono pacificamente e passano il tempo libero insieme», dice sorridente il ragazzo che si è offerto di farci da Cicerone.

Ancien Bassam è collegata alla parte nuova della città da un ponte, superato il quale ci si trova nel quartiere dove gli artigiani vendono ed espongono le proprie creazioni. Turisti di ogni nazionalità passeggiano ammirando stoffe colorate, maschere e vasi in terracotta. Alcuni di loro sono appena rientrati da una giornata in spiaggia. Lungo la strada che porta ad Abidjan, appena usciti da Grand Bassam, si susseguono infatti una serie di bagni privati e di hotel, popolati nel fine settimana da stranieri e da ricchi ivoriani che fuggono per qualche ora dal caos della città. La frenesia della spiaggia pubblica si trasforma in una piacevole calma, ovattata dagli ultimi raggi del sole. Il silenzio lascia spazio al rumore del mare. Alcune persone passeggiano tranquille sul bagnoasciuga, altre, sedute, si godono il tramonto. Un bambino si fa rapire dalle onde e, ogni volta che riemerge dall’acqua, ride.

Nessuno di noi tutti che popolavamo quelle spiagge avremmo potuto immaginare che, la domenica successiva, le risate si sarebbero trasformate in pianti, le urla di gioia in grida di dolore, il mare in sangue e che a rincorrere le persone non fossero più le onde ma dei terroristi armati di kalashnikov.

Grand Bassam e la sua gente hanno superato il colonialismo e la segregazione razziale. Gli ivoriani tutti hanno «vinto» la guerra civile che insaguinò il Paese dal 2002 al 2011. Negli ultimi anni la Costa d’Avorio sta vivendo una notevole ripresa economica, resa possibile anche dalla pacifica convivenza di persone appartenenti a etnie e religioni differenti, le quali, dai villaggi più remoti alle vie di Abidjan, lavorano e vivono insieme.
La Costa d’Avorio si trova oggi ad affrontare una nuova, drammatica sfida. E, per prima cosa, deve raccogliere i cocci di Grand Bassam.

Valentina G. Milani