Come schiavi in libertà, di Raúl Zecca Castel

di Matteo Merletto
Come schiavi in libertà, di Raúl Zecca Castel
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Come schiavi in libertà, di Raúl Zecca CastelPadre Christopher Hartley Sartorios è missionario nell’Ogadèn etiopico – presenza cristiana pressoché unica in una regione totalmente musulmana – da dove nel mese di marzo lanciava appelli al mondo per una drammatica emergenza siccità. Ma prima che nel Corno d’Africa padre Christopher era vissuto per una decina d’anni nella Repubblica Dominicana, occupandosi in particolar modo delle condizioni di vita di migliaia di tagliatori di canna stagionali provenienti da Haiti. Molti di loro si sono ormai stabiliti nella parte orientale dell’isola di Hispaniola, ma sempre in condizioni di discriminazione.

Ciliegina sulla torta, nel 2013, come ricorda Fabrizio Lorusso nella prefazione, «la Corte Costituzionale domenicana ha emesso una sentenza con valore retroattivo (fino al 1929!) che abolisce lo ius soli come criterio per conseguire la nazionalità. Così, improvvisamente, oltre duecentomila persone residenti nel Paese, haitiani o discendenti di haitiani, sono diventate apolidi e si sono viste negare i più elementari diritti come la sanità, l’istruzione e la cittadinanza».

Al missionario anglo-spagnolo – che aveva denunciato con veemenza i diritti umani calpestati degli haitiani, per infine vedersi espulso dal Paese manu ecclesiastica (dal vescovo) – è dedicato un capitolo di questo libro in cui un giovane antropologo illustra (anche fotograficamente) e sa trasmettere come dal vivo, dopo mesi e mesi di vita trascorsi nei “villaggi” dei braccianti haitiani (i bateyes), le fatiche, le speranze e le sofferenze, e la voce di questo pezzo di umanità schiava all’aria aperta.

Edizioni Arcoiris, 2005, pp. 269, € 14,00

(Pier Maria Mazzola)

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