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Pubblicato il 7 Lug 2017 in Arte

Africa alla Triennale di Milano

Africa alla Triennale di Milano

A essere precisi, La terra inquieta, la collettiva ideata e curata da Massimiliano Gioni, allestita alla Triennale di Milano, non è una mostra di arte contemporanea africana. Al suo interno, però, attraverso i suoi artisti e le sue narrazioni, l’Africa occupa una posizione di rilievo. Ed è per questo che la trovate qui, in apertura di rubrica. La terra inquieta parla di migrazioni, guerre, emergenze ambientali. Tocca una molteplicità di luoghi: la Siria, Lampedusa, i campi profughi. Racconta la contemporaneità da una prospettiva dichiaratamente non giornalistica ma che, in molti casi, supera per precisione, profondità e coinvolgimento la testimonianza dei reporter.

Questo è evidente, per esempio, nel progetto The Mapping Journey dell’artista marocchina Bouchra Khalili: una installazione video che raccoglie le storie di uomini e donne che hanno attraversato i continenti, cercando un varco nella fortezza Europa. O nel film Vertigo Sea dell’angloghanese John Akomfrah (foto), poetica riflessione sul mare e il suo ruolo nella storia della schiavitù, della migrazione e della guerra. Lo avevamo già apprezzato alla Biennale di Venezia 2015, ma il contesto milanese gli conferisce uno spessore ancora maggiore.

Africa alla Triennale di Milano

La mostra tocca in verità molti altri temi: il diritto all’immagine, il suo valore comunicativo, il movimento delle merci, l’essenza valicabile delle frontiere… E inserisce così in una straordinaria cornice di senso le opere concettuali di Kader Attia o Meschac Gaba, le composizioni di El Anatsui o di Pascal Marthine Tayou. Perché inquieta è certamente la Terra intera, ma l’Africa, di tanta inquietudine, è uno snodo geografico e mentale imprescindibile. Fino al 20 agosto.

Info: www.triennale.org

(Stefania Ragusa)

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