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Pubblicato il 12 Gen 2018 in In evidenza

Adottare in Africa: difficile? Quasi impossibile

Adottare in Africa: difficile? Quasi impossibile

L’Etiopia ha approvato una legge che proibisce le adozioni internazionale e favorisce quelle nazionali. I parlamentari di Addis Abeba hanno giustificato il provvedimento come una reazione alla morte di una ragazzina etiope adottata negli Stati Uniti, morte per la quale i genitori sono stati condannati per omicidio colposo. Di fatto, era da mesi (almeno da giugno) che si sapeva che l’Etiopia avrebbe chiuso le frontiere per i suoi bambini e bambine. Nel Paese del Corno d’Africa da tempo era in atto un ripensamento legato a evidenti difficoltà legate ad adozioni illecite e di cattive pratiche denunciate dai media internazionali. La speranza delle famiglie e degli enti autorizzati era che le istituzioni di Addis Abeba ci ripensassero. Così non è stato. Sono un centinaio le pratiche di famiglie italiane che non verranno evase. Un dramma per loro, che probabilmente hanno dovuto attendere anni per nulla, e per i bambini che rimarranno senza una famiglia.

La chiusura dell’Etiopia è, però, un problema per tutto il movimento delle adozioni internazionali. Il Paese è il terzo per provenienza dei bambini adottati in tutto il mondo (il primo è la Cina, il secondo è la Federazione Russa) ed è il principale «donatore» dell’Africa. Per quanto riguarda l’Italia, l’Etiopia è l’ottavo Paese di provenienza con 200 bambini adottati tra il 2014 e il 2015 (ultimi dati forniti dalla Commissione adozioni internazionale). La chiusura dell’Etiopia è quindi un brutto colpo anche per il nostro Paese che, negli ultimi dieci anni, sta già sperimentando un calo del 75% delle adozioni.

Su questo calo, non incide solo il caso Etiopia, ma anche una generale chiusura e difficoltà delle adozioni in tutto il mondo e, in particolare, nel continente africano. «In Africa – ha dichiarato all’agenzia Agi, Marco Griffini dell’Ong “Amici dei bambini” – ci sono milioni di bambini abbandonati. Parliamo di otto milioni solo nella Rd Congo. La maggior parte dei Paesi africani ha chiuso le adozioni internazionali perché si sono verificati episodi di corruzione e di traffici illeciti». La Rd Congo era un Paese molto generoso. Nel 2015, secondo le statistiche della Commissione adozioni internazionali, aveva ancora concesso in adozione 152 bambini famiglie italiane.

Nel resto del continente, il panorama è desolante. Se si fa eccezione per il Burkina Faso, che nel 2015 ha dato in adozione in Italia 33 bambini, il Burundi (13) e il Mali (13), gli altri Paesi hanno numeri bassissimi che raramente superano la decina.

Ma perché in Africa è difficile adottare? Della corruzione abbiamo già detto. A questa vanno aggiunti anche motivi culturali. Nel continente, la famiglia allargata ha sempre limitato il ricorso a orfanotrofi e adozioni. Zii, zie, nonne, nonni si prendevano cura dei bambini rimasti soli. Questa rete sociale, in parte, funziona ancora. Ma oggi si aggiungono anche motivi più prosaici. «Le chiusure – ha dichiarato al “Corriere della Sera”, Gianfranco Arnoletti, presidente del Cifa, altro ente autorizzato – tengono conto anche di esigenze economiche. Per esempio: se cresce l’indice di adozioni nazionali, aumenta la possibilità di ricevere fondi da investitori internazionali, come il Fondo monetario…».

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