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Pubblicato il 29 Dic 2017 in In evidenza

2018, un anno di grandi sfide per l’Africa

2018, un anno di grandi sfide per l’Africa

Il 2018 potrebbe essere un anno di grandi cambiamenti politici per l’Africa. Sono previste elezioni che potrebbero aprire nuovi spazi democratici (Rd Congo, Camerun), ma sono in corso anche delicati processi politici, come quello dello Zimbabwe e del Mali, il cui esito non è ancora per nulla scontato. Purtroppo, il 2018 erediterà anche crisi irrisolte, come quella somala, quella libica e quella sudsudanese, che richiederanno ancora l’attenzione della comunità internazionale. Ma vediamo nel dettaglio quali sono le situazioni più delicate del continente.

Repubblica democratica del Congo – Nel più grande Paese dell’Africa subsahariana, il presidente Joseph Kabila è al potere dal 2001. Il suo mandato sarebbe scaduto il 20 dicembre 2016 ma, grazie a un accordo in extremis firmato alla fine del 2016, è riuscito a rimanere in sella. In quell’occasione, il presidente aveva promesso di indire elezioni entro il 2017, ma il 2017 è trascorso senza che si aprissero i seggi elettorali. Anzi, le elezioni sono state ulteriormente spostate al dicembre 2018 adducendo motivi organizzativi e logistici. L’anno che sta arrivando sarà quello buono per un cambiamento al vertice? Difficile dirlo. La società civile scalpita e anche la Chiesa cattolica, autorità morale rispettata e ascoltata da tutte le parti, ha chiesto che Kabila lasci il potere e favorisca una transizione pacifica. Gli ostacoli sono ancora molti. La legge elettorale approvata a dicembre non piace all’opposizione e neppure a una parte della maggioranza e su di essa pende un ricorso davanti alla Corte costituzionale. La registrazione degli elettori sta procedendo lentamente e la stessa Commissione elettorale ha ammesso che, se si procederà con questo ritmo, i seggi non apriranno prima del 2019. L’opposizione e, in particolare, Félix Tshisekedi, chiede che Kabila lasci subito e che un governo di transizione guidi il Paese fino a nuove elezioni. Per il momento però il presidente non sembra voglia dare le dimissioni.

Camerun – In ottobre, si terranno le elezioni presidenziali. La candidatura del presidente Paul Biya, che governa sul Paese da 35 anni, è data per scontata. Verrà certamente sfidato da Akere Muna, un avvocato e politico molto apprezzato. Secondo alcune indiscrezioni, potrebbe candidarsi anche Samuel Eto’o, ex attaccante di Barcellona, Inter e Sampdoria, al quale non dispiacerebbe seguire le orme di George Weah. Sulla tornata elettorale gravano le crisi politico-militari che sta vivendo il Paese. In primis, la minaccia di Boko Haram, che Yaoundé sta combattendo, insieme a Niger e Nigeria, nelle regioni settentrionali. In secondo luogo, il rischio di secessione delle province anglofone. Le manifestazioni di protesta che chiedevano maggiore autonomia si sono infatti trasformate in una lotta armata, con all’attivo già numerosi morti, che rischia di aprire un nuovo fronte di guerra.

Egitto – Urne aperte anche in Egitto. Le elezioni si devono tenere in una data tra l’8 febbraio e l’8 maggio. Quasi certamente il presidente Abdel Fattah el-Sisi si ricandiderà e molto probabilmente verrà rieletto. Non è però detto che il capo dello Stato ottenga di nuovo i consensi delle passate elezioni (97%). La crisi economica sta attanagliando da anni il Paese, colpendo duramente il comparto turistico un tempo locomotiva dello sviluppo egiziano, sta erodendo continuamente consensi. Così come l’impotenza di fronte agli atti terroristici, soprattutto nella penisola del Sinai, ormai base stabile dello Stato islamico e quasi completamente fuori dal controllo delle forze dell’ordine del Cairo.

Mali – Se il numero di candidature non raggiungerà quello del 2013, a causa dei criteri draconiani da soddisfare, nelle elezioni presidenziali 2018 saranno almeno sei a contendersi la successione del presidente Ibk. Tutti credono nelle proprie possibilità e credono fermamente che se le elezioni saranno trasparenti, potranno qualificarsi per il secondo turno. Sono: Soumaila Cisse, Modibo Sidibé, Kalfa Sanogo, Oumar Mariko, Moussa Mara e Aliou Boubacar Diallo. Chiunque vincerà dovrà far fronte a una situazione politica difficile. Il nord è ancora in mano alle milizie fondamentaliste che intrecciano i loro interessi con quelli dei trafficanti ai droga, armi, sigarette e migranti.

Zimbabwe – Dopo la caduta di Mugabe, il Paese rimane un osservato speciale. Il presidente Emmerson Mnangagwa riuscirà a guidare il Paese verso una transizione democratica? Il fatto che per anni sia stato uno stretto collaboratore di Mugabe e sia stato il responsabile della repressione del regime non depone a suo favore. Le opposizioni rimangono scettiche anche se lui ha promesso riforme, soprattutto in campo agricolo. Tutto dipenderà dallo spazio di manovra che militari e forze dell’ordine, suoi più stretti alleati, saranno disposti a cedergli.

Libia – La Libia rimane spaccata in due: Fayez al Sarraj governa sulla Tripolitania e Khalifa Haftar sulla Cirenaica. L’instabilità libica è poi aggravata dalla permanenza sul territorio di decine di milizie armate che destabilizzano il Paese rendendolo insicuro e affossandone una possibile ripresa economica. Solo un riavvicinamento tra i due leader potrebbe portare a una soluzione. È in questo senso che sta lavorando la comunità internazionale.

Somalia – Da 27 anni, il Paese è in preda a una gravissima crisi politico militare. Il territorio è controllato dalle milizie fondamentaliste al Shabaab che, dopo diversi mesi di crisi dettata da una riorganizzazione interna, sono tornate a colpire duramente, soprattutto a Mogadiscio. Il fragile governo di Mohamed Abdullahi Mohamed Farmajo, pur sostenuto dalla comunità internazionale e da gran parte della popolazione, stenta a riprendere il controllo del Paese e a garantirgli quella sicurezza indispensabile per la ripresa sociale ed economica.

Sud Sudan – Il più giovane Paese al mondo (è nato nel 2011) è piombato in una violentissima guerra civile. Allo scontro tra le forze armate, che fanno capo al presidente Salva Kiir, e i miliziani, legati all’ex vicepresidente Riek Machar, si è sovrapposto un conflitto parcellizzato tra bande che sta devastando il territorio. Il 2018 sarà un anno cruciale per capire le intenzioni dei principali attori di questa crisi. C’è la volontà di riportare la pace? Ma, soprattutto, le parti sono disponibili a gestire le grandi risorse naturali del Paese a favore della popolazione?

Calendario elezioni
Camerun, ottobre, presidenziali
Rd Congo, 23 dicembre, presidenziali e legislative
Egitto, primavera, presidenziali
Mali, novembre-dicembre, presidenziali e legislative
Sierra Leone, 7 marzo, presidenziali e legislative
Sud Sudan, 9 luglio (*)
Zimbabwe, settembre, presidenziali e legislative

(*) Non certe

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