01/07/13 – Tunisia – Chiude campo di Choucha, ma i rifugiati rimangono

di AFRICA

Sulla carta non esiste più da ieri il campo sfollati di Choucha, nel governatorato di Medinine, nei pressi del confine di Ras Jedir (sud), dopo la chiusura decisa dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Acnur), ma sul posto più di 400 persone denunciano di essere state “abbandonate” alla propria sorte. Un gruppo di rifugiati ha lanciato un “Sos” ai media tunisini, accusando le autorità di commettere “crimini contro l’umanità”, lasciandoli “senza acqua né luce” per essersi opposti allo smantellamento delle proprie tende. Nei prossimi giorni sono previsti sit-in di protesta per spingere il ministero dei Diritti umani a fare marcia indietro sulla chiusura del campo, gestito dalla Mezzaluna Rossa tunisina.

Il campo di Choucha, che ha ospitato fino a 18.000 rifugiati, si trova al confine con la Libia. La Tunisia è stata in prima linea nell’accoglienza dei civili – stimati in più di 300.000 – in fuga dalla Libia, teatro nel 2011 di una rivolta popolare che ha portato alla destituzione del regime del colonnello Muammar Gheddafi. Tra i rifugiati c’è una maggioranza di cittadini originari di paesi dell’Africa sub sahariana – tra cui Sudan, Costa d’Avorio, Somalia, Etiopia, Ciad, Eritrea – e della Palestina, che lavoravano per lo più nel settore petrolifero. Da ieri questi denunciano le autorità di Tunisi per il mancato rilascio di un permesso di soggiorno e per le “misure discriminatorie varate nei nostri confronti”.

Negli ultimi mesi gli sfollati di Choucha hanno più volte inscenato proteste e scioperi della fame chiedendo ospitalità ai paesi occidentali: 250 persone hanno ottenuto lo statuto di rifugiato e sono in attesa di essere trasferite negli Stati Uniti. Come la confinante Libia, anche la Tunisia rimane instabile a due anni della rivoluzione che ha estromesso il presidente Zine El Abidine Ben Ali. Alle prese con una profonda crisi economica e occupazionale, il paese del Nord Africa deve fare i conti con un clima di crescente violenza politica alimentata dalla corrente più radicale dell’islam sunnita. Inoltre sul territorio nazionale incombe la minaccia diretta del terrorismo islamico, come conseguenza dell’implosione della Libia e del conflitto in corso in Mali. – Misna

 

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